Veneto, digitale al palo «I gap su rete e contenuti frenano la produttività»
Altro che economia della conoscenza, imprese smart o, come si usa dire, 2.0: la banda larga è un miraggio per la metà del territorio veneto. La regione è messa peggio di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio. Insomma il digital divide separa le aziende dalla più democratica e rivoluzionaria delle tecnologie. Un paradosso, il modello veneto votato all’apertura verso i mercati internazionali, ha canali di comunicazione lenti e infrastrutture inadeguate. E tutto questo nell’era di internet. Chissà cosa direbbe il fondatore di Twitter, Jack Dorsey – che sarà in Veneto proprio a fine mese – se sapesse in che “paleolitico” digitale sta per atterrare. Il quadro è anche peggiore di come fin qui descritto. Secondo una recente ricerca di Confindustria Veneto non solo le imprese venete hanno difficoltà ad avere “il diritto” alla banda larga, il 21% delle aziende non ha l’Adsl per questo motivo. Ma le realtà “non digitali”, per il 61% dei rispondenti, non sanno nemmeno cosa farsene della broadband. Alla luce di queste evidenze la Confindustria regionale ha avviato un percorso di “evangelizzazione digitale” sul territorio. A spiegare l’iniziativa è Gianni Potti, presidente di Confindustria Servizi Innovativi del Veneto. «Si chiama Veneto Digitale, è un roadshow per stabilire un contatto diretto con le imprese, per descrivere e presentare le potenzialità di investire in Tlc, Ict, comunicazione e più in generale nei servizi innovativi e tecnologici».
Ma scusi, le imprese venete sono così arretrate? «C’è un oggettivo problema di ritardo infrastrutturale che la Regione Veneto si è impegnata a colmare con un investimento di 40 milioni. Ma il dato è che il 50% del Veneto non è coperto dalla banda larga: siamo in ritardo e di molto al di sotto della media continentale. L’obiettivo europeo dei 20 mega di velocità di connessione è ancora un miraggio. Ma ci sono economie che hanno connettività a 100 mega. Dobbiamo muoverci in tre direzioni, facendo pressione politica, implementando l’utilizzo della banda larga nella pa e infine noi imprese dobbiamo fare un po’ di autocritica».
In che senso? «Gli imprenditori devono capire il valore strategico della tecnologia. La direzione generale Infomation Society della Ue afferma che l’adozione di processi basati sulle nuove tecnologie digitali determina un aumento della produttività del lavoro del 5% nell’industria e del 10% nei servizi. Si valuta che l’incremento di produttività legato allo sviluppo dei servizi digitali in Europa sia stato dello 0,29% l’anno».
Invece qui da noi si preferisce spendere in altri attivi, più “materiali”? «Non c’è adeguata percezione delle opportunità che ci sono. Il 18% di chi non usa l’Adsl reputa pc e abbonamenti troppo costosi».
Dov’è finito il Nordest che innova? «Non possiamo generalizzare: le imprese venete che utilizzano la banda larga sono sotto la media italiana, circa 81,2%, contro l’82,8% dato nazionale. Per quanto riguarda la presenza di un sito web aziendale sono in posizione leggermente migliore. Viceversa per l’utilizzo di servizi in rete presentano ancora valori sotto la media, in particolare per i servizi di eGovernment-eCommerce».
Lei dice che non è solo un problema di tecnologia ma di contenuti. «Esattamente. Non credo nel potere salvifico della tecnologia: dobbiamo, invece, imparare come usare al meglio, gestire in maniera efficiente questi mezzi di comunicazione. Per questo abbiamo pensato a quest’opera di stimolo e divulgazione. Siamo già stati a Belluno e Treviso, il 14 aprile andremo a Vicenza, il 5 maggio mattina a Verona, sul tema digitale e medicina, e a Padova il pomeriggio affronteremo le applicazioni del digitale nella pa».
Fonte Il Mattino di Padova





